Neurowissenschaftler gehen davon aus, dass die Begriffe, die Menschen für ihre Emotionen verwenden, das Erleben dieser Emotionen direkt beeinflussen. Le neuroscienze partono dall’idea che i concetti con cui denominiamo ciò che sentiamo non siano etichette neutre, ma modifichino il modo stesso in cui viviamo gioia, paura, Wut oder Traurigkeit. Man mano che ci appropriamosi di certi termini, impariamo anche determinati schemi per interpretare sensazioni fisiche e stati d’animo, e finiamo per sentire in modo diverso.
Il problema con la parola "emozione"
Boddice sottolinea però un punto decisivo: »Emotion« è già di per sé un concetto storico, non una realtà eterna e immutabile. Come termine che ha senso all’interno della psicologia occidentale moderna, esiste solo da circa gli anni Trenta dell’Ottocento. Prima di allora, le persone parlavano di passioni, affetti, umori, temperamento, ma non di “emozioni” nel nostro senso attuale.
Questo significa che, se prendiamo sul serio la storia dei concetti, dovremmo essere molto cauti quando retroproiettiamo il nostro lessico emotivo nel passato. Se pensiamo al nostro piccolo Heinrich medievale, dice Boddice, in senso stretto non dovremmo parlare affatto delle sue emozioni. Heinrich avrebbe probabilmente compreso se stesso come “befallen von Leidenschaften”, colpito da passioni, non come un soggetto che gestisce “emozioni interiori” nel modo in cui le intendiamo oggi.
