I jabalì non sono più solo una presenza legata alle aree agricole e forestali, dove possono danneggiare il suolo e le coltivazioni. Negli ultimi anni la loro presenza è aumentata sensibilmente anche in molte città europee, con avvistamenti frequenti in parchi, giardini pubblici e zone residenziali ai margini dei centri urbani. Questo fenomeno, legato all’espansione delle urbanizzazioni, sta avendo conseguenze che vanno oltre i semplici conflitti con le persone: sono già comparsi i primi cambiamenti genetici nelle popolazioni di cinghiali.
Secondo uno studio del Leibniz-IZW, realizzato in collaborazione con ricercatori di Barcellona, questi cambiamenti hanno implicazioni decisive per la gestione a lungo termine della specie. I dati mostrano infatti che i cinghiali che vivono stabilmente in città e quelli che restano in campagna non sono solo diversi per comportamento, ma geneticamente distinti.
Come i cinghiali hanno conquistato le grandi città
L’espansione urbana ha creato nuove opportunità per molti grandi mammiferi, che hanno trovato rifugio permanente all’interno o ai margini delle città. Tra le prime specie a sfruttare queste condizioni c’è il cinghiale (Sus scrofa), capace di adattarsi rapidamente a fonti di cibo alternative, come rifiuti organici, resti di cibo umano e vegetazione ornamentale.
Berlino e Barcellona rappresentano due casi emblematici, con popolazioni di cinghiali ormai stabilizzate e una presenza continua in parchi, aree verdi e zone periurbane. Gli animali si muovono di notte o nelle ore più tranquille, imparano a evitare il traffico e sfruttano le aree dove l’uomo esercita meno pressione diretta.
Nonostante questa evidente “conquista” degli spazi urbani, fino a poco tempo fa si conosceva poco su come fosse avvenuta la colonizzazione, su come si spostassero gli animali tra città e campagna e se le popolazioni urbane dipendessero da arrivi costanti di nuovi individui dalle aree rurali. Questa mancanza di informazioni ha reso difficile progettare piani di gestione efficaci per ridurre incidenti, danni e conflitti con i cittadini.
Il DNA dei cinghiali rivela differenze tra campagna e città
Per rispondere a queste domande, i ricercatori hanno analizzato geneticamente le popolazioni di cinghiali di Berlino e Barcellona, confrontandole con quelle che vivono nelle zone rurali circostanti. In ogni città sono stati esaminati circa 400 esemplari, utilizzando marcatori genetici in grado di rivelare relazioni di parentela, modalità di dispersione e grado di connessione tra i diversi gruppi.
I risultati mostrano che i cinghiali urbani costituiscono un gruppo genetico proprio, ben distinto da quello dei loro omologhi rurali. Questo schema si ripete sia a Berlino che a Barcellona, suggerendo che i processi di colonizzazione urbana presentano somiglianze tra diverse città europee, e non sono quindi casi isolati.
Grazie a questa struttura genetica è possibile assegnare i singoli animali a una popolazione urbana o rurale anche quando non se ne conosce l’origine esatta. Allo stesso tempo, i ricercatori hanno identificato individui con un patrimonio genetico misto, che indicano scambi effettivi tra popolazioni di città e di campagna. Questo ha permesso di misurare l’intensità e la direzione dei flussi di movimento, un’informazione chiave per capire se i cinghiali urbani si mantengono da soli o se dipendono ancora dall’apporto costante di animali provenienti dall’esterno.
Perché l’analisi genetica è decisiva per controllare i cinghiali in città
L’analisi del DNA conferma l’esistenza di una dinamica di “fonte e pozzo” tra aree rurali e città: alcune zone funzionano come serbatoi che “riforniscono” altre aree dove la mortalità o il prelievo sono più alti. A Berlino questo meccanismo appare particolarmente marcato, mentre a Barcellona è presente in modo più moderato, ma comunque rilevabile.
In pratica, anche se le popolazioni urbane sono geneticamente differenziate, continuano a ricevere o a scambiare individui con le aree limitrofe. Per la gestione questo significa che intervenire esclusivamente all’interno del perimetro urbano non è sufficiente, perché le popolazioni sono connesse con i comuni e le campagne vicine.
Il controllo del numero di cinghiali è una delle grandi preoccupazioni sia nelle città sia nelle campagne, per motivi di sicurezza stradale, danni agricoli e convivenza con le persone. Le informazioni genetiche fornite da studi come questo possono orientare meglio le decisioni, ad esempio:
- definire aree prioritarie di intervento dove avviene il maggior scambio di animali
- coordinare piani di gestione congiunti tra città e territori circostanti
- valutare se le misure adottate in un’area hanno effetti anche sulle popolazioni vicine
- capire se i cinghiali urbani possono auto-mantenersi o se dipendono dal continuo arrivo di nuovi individui
Una strategia efficace richiede quindi una visione di insieme, che consideri il paesaggio urbano e rurale come un sistema unico e interconnesso, anziché come compartimenti separati.
FAQ
Che cosa dimostra esattamente lo studio genetico sui cinghiali urbani?
L’analisi di circa 400 esemplari tra Berlino e Barcellona dimostra che i cinghiali che vivono stabilmente in città formano popolazioni geneticamente distinte da quelle rurali vicine. Allo stesso tempo, la presenza di individui con genetica mista rivela che esistono ancora scambi di animali tra i due ambienti, con flussi che possono essere misurati e confrontati.
Perché questi risultati sono importanti per la gestione della specie?
Sapere che le popolazioni urbane sono autonome dal punto di vista genetico, ma comunque collegate a quelle rurali, aiuta a progettare piani di controllo più realistici. Le città non possono agire isolate: servono politiche coordinate con i territori circostanti per ridurre conflitti, incidenti e danni, tenendo conto di come gli animali si spostano e si riproducono nello spazio.
