Pendant des centaines d’années, il confine tra gli habitat degli orsi polari e quello degli orsi bruni è rimasto netto e stabile. Il Nord coperto di ghiaccio era talmente isolato dal resto del mondo che gli orsi polari non potevano spingersi oltre il circolo polare artico e incontrare gli orsi bruni. Oggi questo scenario sta cambiando e un nuovo predatore, chiamato grolar, viene osservato sempre più spesso nell’Artico. Il nome grolar nasce dalla combinazione di grizzly (sottospecie nordamericana dell’orso bruno) e polar bear, l’orso polare: si tratta infatti di un ibrido.
Gli orsi bruni si incrociano con gli orsi polari
Fino a pochi anni fa, questi ibridi venivano ottenuti solo artificialmente, in condizioni controllate, negli zoo. Erano considerati una curiosità biologica, utili soprattutto per verificare se le specie coinvolte potessero effettivamente incrociarsi e se la loro prole risultasse fertile.
Questa fertilità è una prova ulteriore della stretta parentela evolutiva tra le due specie. L’orso polare deriva infatti dalla stessa linea evolutiva dell’orso bruno. Come riportato da alcuni ricercatori, l’anno scorso sono stati scoperti in una grotta in Scozia i resti di un orso misterioso, la cui appartenenza di specie è molto incerta.
I resti sono stati classificati come Ursus spp., cioè “un orso non meglio definito”. Sembra che non si tratti né dell’orso bruno come lo conosciamo oggi, né dell’orso delle caverne. Questo animale fornisce indizi importanti sull’origine degli orsi polari.
Finora si ipotizzava che i cambiamenti climatici avessero isolato una certa popolazione di orsi bruni nelle regioni settentrionali. Isolati e privati dell’accesso al cibo vegetale, questi orsi si sarebbero progressivamente trasformati in carnivori altamente specializzati.
I resti scozzesi, però, appartengono a un individuo che non era necessariamente isolato dal resto della popolazione, né costretto a un’alimentazione esclusivamente carnivora. Piuttosto, sembra che la sua dieta fosse una scelta legata alla disponibilità di cibo in mare. Questi orsi si nutrivano abbondantemente in acqua molto prima dell’arrivo degli esseri umani in quelle terre.
Tra 50.000 e 30.000 anni fa, un regime alimentare composto quasi solo da animali marini, come molluschi e crostacei, distingueva questa popolazione di orsi misteriosi: ancora bruni nel mantello, ma con gusti già “polari”.
Gli orsi polari incontrano sempre più spesso i grizzly
Per migliaia di anni gli orsi polari hanno abitato le regioni artiche, un tempo probabilmente anche la Scandinavia. Oggi sopravvivono soprattutto in Groenlandia, Alaska, nel nord del Canada e nel nord della Russia.
La popolazione di questi orsi, gli unici completamente carnivori tra gli orsi, è rimasta a lungo isolata e non si incrociava con altre specie, come gli orsi bruni. Perfino in Alaska gli incontri con i grizzly o con gli orsi kodiak (secondi per dimensioni solo agli orsi polari) erano sporadici. La natura teneva ben separati questi due gruppi, ma la situazione ha iniziato a cambiare.
Gli orsi polari hanno bisogno del ghiaccio per cacciare. Le loro prede principali, i mammiferi pinnipedi, si riposano sui banchi di ghiaccio galleggianti, dove il manto bianco dei predatori si mimetizza perfettamente con la neve. Il cambiamento climatico, però, rende la vita sempre più difficile agli orsi polari artici: la neve si ritira, le lastre di ghiaccio e le banchise si riducono, le opportunità di caccia diminuiscono.
Spinta via dalla fusione della banchisa artica, una parte della popolazione di orsi polari affamati è stata costretta a migrare verso sud, nel cuore dei Territori del Nord-Ovest canadesi. È lì che questi orsi hanno incontrato gli orsi bruni, probabilmente grizzly. Da questi incontri sono nati i primi grolar in natura, ibridi tra orso polare e orso bruno.
Gli ibridi di orso sono sempre più frequenti nell’Artico
Nel 2006, un cacciatore dell’Artico canadese ha abbattuto per la prima volta un animale ibrido che presentava caratteristiche fisiche sia del grizzly sia dell’orso polare. Successive analisi genetiche hanno confermato che si trattava di un grolar, chiamato anche pizzly.
Una decina d’anni dopo, gli scienziati hanno evidenziato una parentela estremamente stretta tra queste due specie di grandi predatori. In genere i discendenti degli incroci interspecifici sono sterili, ma in questo caso è emerso l’opposto: i grolar erano in grado di riprodursi, e lo facevano. A quel punto i ricercatori hanno iniziato a chiedersi se non ci si trovasse di fronte alla nascita di un nuovo grande predatore, forse di una nuova specie.
Si è arrivati perfino a distinguere il grolar, ibrido tra maschio di grizzly e femmina di orso polare, dal pizzly, ibrido tra maschio di orso polare e femmina di grizzly. Come spesso accade negli ibridi, questi animali possono raggiungere dimensioni notevoli e probabilmente superare, in alcuni casi, quelle dei genitori.
Oggi gli ibridi compaiono sempre più spesso nell’Artico. Eppure, le differenze tra grizzly e orso polare sono profonde. Il grizzly è onnivoro e, fatta eccezione per il periodo autunnale in cui consuma grandi quantità di carne – in particolare salmoni e trote che risalgono i fiumi per la riproduzione – la sua dieta è prevalentemente vegetariana.
Due stili di vita opposti: orso polare e grizzly
Per l’orso polare lo scenario è completamente diverso. È talmente specializzato nella caccia sulla banchisa e in acqua che alcuni scienziati hanno proposto di considerarlo quasi un mammifero marino. Il grizzly, al contrario, è adattato alla vita sulla terraferma e alla ricerca di cibo in ambienti terrestri molto vari.
Gli ibridi chiamati grolar presentano un mantello folto tipico degli orsi polari, ma il colore non è bianco puro, bensì crema o beige. Mantengono artigli lunghi, la tipica gobba sulle spalle, il muso corto e una corporatura simile a quella dei grizzly.
Al momento è difficile stabilire con precisione criteri visivi univoci per identificare ogni singolo ibrido. Ciò che si sa, però, è che questi orsi compaiono sempre più spesso e che i casi sono destinati ad aumentare. Il loro impatto sull’ecosistema artico e sulla fauna locale potrebbe essere enorme e imprevedibile, modificando in modo profondo le catene alimentari e gli equilibri tra specie.
