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“Tutto mi nervosisce” e “Niente mi rende felice”: il segnale nascosto e il metodo per riconoscerlo

“Tutto mi nervosisce” e “Niente mi rende felice”: il segnale nascosto e il metodo per riconoscerlo

Molte persone soffrono psicologicamente senza riuscire a dare un nome preciso a ciò che provano. Quello che si percepisce è soprattutto ansia e le sue manifestazioni fisiche: sensazione di nodo alla gola, tensione alla pancia, strette allo stomaco, mal di testa, difficoltà respiratorie. A queste si aggiungono spesso emozioni correlate, come la tristezza («Mi basta poco per mettermi a piangere»), la paura («Non so perché, ma ho sempre paura che succeda qualcosa di brutto»), la rabbia («Tutto mi nervosisce»), la vergogna («Mi basta che qualcuno mi guardi e vorrei scomparire») o il senso di colpa («Ho l’impressione che sia sempre colpa mia»).

Le diverse forme di ansia nel disturbo borderline

Oltre all’ansia generale, presente in tutti i disturbi di personalità in cui i meccanismi di difesa non funzionano in modo adeguato, chi soffre di disturbo borderline sperimenta anche forme di ansia specifiche:

  • paura di perdere persone importanti, i propri beni o il senso di sicurezza
  • paura di essere abbandonato
  • paura di essere invaso, violato o sopraffatto dagli altri
  • paura di non essere abbastanza bravo, capace o “all’altezza”
  • paura legata al senso di onnipotenza

Il disturbo borderline di personalità (in inglese Borderline Personality Disorder, BPD) è caratterizzato da instabilità emotiva, impulsività e difficoltà nelle relazioni interpersonali. L’intensità con cui vengono vissute le emozioni rende molto più difficile mantenere equilibrio, continuità e stabilità nei rapporti e nelle scelte di vita.

Per contenere e, se possibile, tenere del tutto a bada le paure, utilizziamo dei meccanismi di difesa. Nella maggior parte dei casi lo facciamo in modo inconsapevole. La varietà dei tratti di carattere umani si riflette proprio nelle diverse forme di questa “armatura psichica”: ricorriamo a comportamenti differenti per gestire al meglio ciò che ci spaventa.

Umore instabile e tendenza a arrabbiarsi facilmente

Francis è convinto che alcune cose si ripetano all’infinito nella sua vita, in particolare i suoi fallimenti, anche quando ritiene di non averne alcuna responsabilità. È il destino che ha deciso così, pensa, e lui non ci ha potuto fare niente. Forse è la volontà divina. O magari l’opera di un demone, di uno spirito o di una maledizione lanciata su di lui da bambino dalla sua perfida matrigna che continua a perseguitarlo.

Da piccolo, Francis si considerava un “brutto anatroccolo”. Convinto di non essere capace di agire, attribuisce tutto al suo cattivo karma per giustificare le sue paure e la sua incapacità di affrontarle.

Pierre, 50 anni, è sposato e ha due figli adolescenti. In genere è tranquillo e riservato, sia a casa sia al lavoro, dove coordina un team di circa 15 persone. Nonostante questo, i suoi collaboratori hanno assistito a diversi episodi in cui Pierre è esploso in una rabbia incontrollabile: all’improvviso ha iniziato a urlare, insultare e minacciare il suo interlocutore. La violenza di queste esplosioni era del tutto sproporzionata rispetto alla banalità che le aveva scatenate.

Dopo ogni episodio, Pierre si chiudeva nel suo ufficio e ricompariva solo il giorno dopo per scusarsi con la persona con cui aveva litigato. I colleghi lo hanno visto, in alcune situazioni, impallidire di colpo, serrare la mascella e sparire rapidamente nel suo ufficio.

Anche a casa Pierre ha scatti di rabbia, sempre più frequenti da quando uno dei figli, in piena fase di ribellione adolescenziale, ha iniziato a provocarlo. La moglie racconta che quando litigano ha la sensazione di assistere a uno scontro tra due adolescenti fuori controllo. Aggiunge che, col tempo, l’atteggiamento di Pierre verso il figlio è cambiato: gli dedica sempre meno attenzione, anche durante momenti familiari piacevoli. Non svolge più il ruolo di padre che mette limiti, proibisce o, se necessario, punisce. «Si comporta come se si fosse completamente ritirato», dice.

Una delle caratteristiche principali della personalità borderline è la tendenza a passare rapidamente all’azione, soprattutto ad azioni aggressive, sotto l’influsso di emozioni estreme. Questa instabilità dell’umore deriva da una reattività emotiva molto intensa, che può manifestarsi, ad esempio, con episodi di disforia, irritabilità o ansia. Si tratta di stati che durano in genere alcune ore e, solo raramente, più di qualche giorno.

L’esempio di Pierre mostra come le persone con tratti borderline possano avere scoppi di rabbia intensi e del tutto inadeguati alla situazione, che faticano a controllare. Se questa rabbia viene trattenuta a lungo, può trasformarsi in un umore costantemente depresso, in irritabilità o in una nervosità perenne.

Quando chi ha una personalità borderline vive relazioni che non corrispondono alle proprie aspettative, inizia a provare una frustrazione continua, che agli occhi degli altri appare semplicemente come “cattivo umore”. Questa rabbia spinge a litigare con chi sta intorno e, talvolta, a compiere atti di violenza. Le difficoltà generali nel controllo delle emozioni si manifestano soprattutto con scoppi di collera improvvisi, che sembrano nascere dal nulla o sono chiaramente sproporzionati rispetto alla situazione.

Quando la rabbia si placa, subentra un senso di desolazione. In testa iniziano a girare pensieri come: «Questa persona ora mi odierà di sicuro, è meglio interrompere ogni contatto. Finora non si era resa conto di quanto sono cattivo. Mi rifiuterà, parlerà male di me… È diventata pericolosa, quindi devo evitarla».

Proteggersi dal dolore

Le difficoltà nella regolazione emotiva tipiche della personalità borderline riguardano anche i sentimenti positivi. Un gesto affettuoso o una parola gentile possono risultare estremamente coinvolgenti. In questi casi si attiva una forte emozione, che spesso si manifesta con lacrime di gioia. Chi osserva da fuori rimane spiazzato e non sa come interpretare una reazione così intensa.

Questo meccanismo emotivo può essere descritto così: una persona con questo tipo di disturbo ha in genere una bassa autostima e si aspetta di essere rifiutata dagli altri. Per proteggersi dal dolore, riduce al minimo le relazioni e il contatto emotivo.

Quando qualcuno le dimostra sentimenti positivi, che in realtà desidera profondamente, comincia a provare contemporaneamente felicità e sofferenza, perché è consapevole di quanto, nella sua vita quotidiana, le manchino quell’amore e quel calore. È proprio questa sofferenza a generare quelle che vengono chiamate lacrime di gioia.

Le difficoltà nel regolare ciò che si prova diventano visibili agli altri quando, nelle conversazioni di ogni giorno, compaiono all’improvviso emozioni “fuori contesto”. Come abbiamo visto, può trattarsi di rabbia, ma anche di emozioni positive, paura, tristezza o vergogna: la loro irruzione improvvisa cambia completamente il tono dello scambio. Questo accade persino in ambito professionale o durante discussioni intellettuali, contesti in cui, secondo le convenzioni sociali, non si dovrebbero esprimere emozioni troppo intense.

Se ci si sente quasi costantemente sommersi da emozioni così forti, può scatenarsi una crisi che porta a interrompere ogni contatto con gli altri. Oppure può esplodere una nuova ondata di rabbia. In questi momenti ci si può sentire alienati e impotenti, perché queste reazioni sproporzionate creano disagio sia in chi le vive sia in chi le osserva. Quando siamo “troppo emotivi”, rischiamo di diventare una persona non grata, ai nostri occhi e a quelli degli altri.

FAQ

Dire spesso “tutto mi nervosisce” significa per forza avere un disturbo borderline?

No. Frasi come «Tutto mi nervosisce» o «Niente mi rende felice» possono comparire in molti momenti di stress, stanchezza o difficoltà personali, senza che ci sia un disturbo di personalità. Nel disturbo borderline, però, questi vissuti si associano a una forte instabilità emotiva, a relazioni intense e conflittuali, a scoppi di rabbia sproporzionati e a una paura marcata dell’abbandono.

Se ti riconosci in diversi aspetti descritti e queste difficoltà durano nel tempo, interferendo con lavoro, relazioni e benessere quotidiano, può essere utile rivolgersi a uno psicologo o a uno psichiatra per una valutazione personalizzata.

Si può imparare a gestire meglio queste emozioni forti?

Sì, esistono percorsi psicoterapeutici specifici che aiutano a riconoscere, nominare e modulare le emozioni intense. Lavorare sulla regolazione emotiva, sulla gestione della rabbia e sulla costruzione di relazioni più stabili è possibile, anche se richiede tempo, continuità e supporto professionale. In molti casi, un intervento mirato riduce la frequenza degli scoppi di collera e la sensazione di essere costantemente sopraffatti da ciò che si prova.